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Lo sport del calcio, quello vero , è morto. Messi lascia il Barca per 700 milioni di euro

E’ di questi giorni, la notizia shock nel mondo del calcio, Lionel Messi l’astro indiscusso, insieme a Ronaldo, di quest’ultimo decennio vuole lasciare la squadra che lo ha reso famoso, il Barcellona o Barca per i tifosi piu sfegatati.

Sono già molti i tifosi delle più importanti squadre europee, Manchester City, Psg ed anche l‘Inter del magnate cinese Zhang a sognare che la Pulce possa vestire la propria maglia del cuore. Ma a quale prezzo ? Settecento milioni di Euro. Ebbene sì avete letto bene, il Barcellona ha comunicato al proprio giocatore che la clausola rescissoria da 700 milioni di euro è tutt’ora valida e la clausola secondo il quale l’asso argentino vorrebbe liberarsi per il club catalano sarebbe scaduta a giugno. Si rischia cosi il tribunale fra le parti.

Quanto valgono 700 milioni di euro oggi?

Settecento milioni di euro, per l’acquisto di un giocatore ? Scusate ma mi viene il voltastomaco, vorrei ricordate a molti le parole di Bergoglio : «Oggi il calcio si muove in un grande giro di affari, per la pubblicità, le televisioni, eccetera. Ma il fattore economico non deve prevalere su quello sportivo, perché rischia di inquinare tutto, sia a livello internazionale e nazionale sia a livello locale».

Molti forse non lo sanno ma il Rapporto Federculture 2019  in occasione del suo quindicesimo anniversario ha analizzato i consumi culturali nel decennio 2008-2018 in Italia. Il dato che salta subito all’occhio è la grave perdita di risorse pubbliche in cultura (da parte di comuni, regioni, province): sono stati persi 700 milioni di euro in dieci anni, tanti quanti se ne spenderanno per acquistare Messi.

La cultura è strategica per la crescita sostenibile di un Paese, ma noi siamo un paese calciofilo, a noi piace stare davanti alla tv, accanirci, persino uccidere per una partita di calcio, e non dimentichiamoci le inchieste sulle tifoserie, sulle curve.

messi

Lo sport del calcio, quello vero, è morto molti anni fa, perchè se cosi non fosse nelle scuole calcio s’insegnerebbe ai ragazzini ad amare la lealtà, il rispetto per le regole e per gli avversari, si darebbe il giusto valore ai contratti fissando un limite massimo al tetto degli stipendi dei grandi campioni che sono l’esempio per molti di quei ragazzi.

Persino io sono cresciuto, un po’ come quasi tutti, dando calci a un pallone, che per ogni bambino è il gioco più immediato, praticabile ed economico, seppur esistessero le scuole calcio pochissimi erano coloro che le frequentavano nonostante fossero, a differenza di oggi, del tutto gratuite.

Il calcio è morto ?

Si lo sport del calcio, quello che intendo io, è morto, ma esiste ancora quell’altro calcio, quello del business televisivo, quello che fa PIL. Sono gli anni ‘90 quelli incriminati, con l’ingresso delle piattaforme televisive private, che distribuiscono le partite su più giorni rompendo una sacralità importante, quella della domenica calcistica. Inizia proprio cosi la fine del calcio, cui contribuisce non poco il decollo degli ingaggi monstre per via della famosa sentenza Bosman del 1995.

Nel frattempo in Italia aumenta la soglia della povertà. Secondo le ultime rilevazioni dell’Istituto nazionale di statistica, nel 2019 in Italia sono 1 milione e 674 mila le famiglie e 4 milioni e 593 mila gli individui in condizione di povertà assoluta, ma siamo felici se Ronaldo, Messi, e chissà chi altro vengono in Italia a giocare al calcio. Non c’è speranza nemmeno a tirar calci ad un pallone.

Qui un libro dedicato a Messi 

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