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Referendum costituzionale del 2020 sul taglio dei parlamentari : Perchè voterò no.

Al referendum costituzionale del 20 e il 21 settembre 2020 dovremo esprimere con il nostro voto di preferenza se modificare o meno gli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione al fine di ridurre il numero dei parlamentari da 630 a 400 alla Camera dei Deputati, da 315 a 200 al Senato della Repubblica.

Referendum senza quorum

È un referendum costituzionale, quindi non è previsto quorum. Non importa l’affluenza: se vince il sì la riforma sul taglio dei parlamentari entra in vigore; se vince il no, viene bocciata.

La nostra Costituzione è nata per unire, e di fatto è questa la sua essenza rivoluzionaria, invece questa riforma sul taglio dei parlamentari divide. Lo dicono diversi giuristi e costituzionalisti. L’esigenza di un taglio degli eletti in Parlamento è stata più volte sollevata in passato nell’ambito di proposte di riforma perché va incontro ad esigenze di riduzione dei costi della politica e di maggiore efficienza delle istituzioni rappresentative, ma siamo onesti per RIDURRE IL COSTO DELLA POLITICA BISOGNA RIDURRE I PRIVILEGI, NON I PARLAMENTARI.

Sono molte le lacune create da questo taglio privo di una cornice di riforma costituzionale, insomma ci stanno dicendo : partiamo dalla riduzione del numero dei parlamentari, e lasciamo al Parlamento successivamente il compito di modificare gli assetti istituzionali coerenti con tale riduzione. NIENTE DI PIU’ SCONCERTANTE, immaginare di modificare la migliore costituzione del mondo senza nessuna e dico nessuna base di accordo fra le classi politiche, vogliono distruggere il bicameralismo perfetto istituito dai nostri padri costituenti senza la benchè minima idea dell’obbiettivo finale. In assenza di un quadro di riforma, il taglio dei parlamentari si trasforma in una semplice riduzione numerica, dunque perché firmare un assegno in bianco di cui si sa la partenza ma non l’arrivo?

Parliamo di risparmi ?

Già perchè, secondo l’Osservatorio dei conti pubblici italiani di Carlo Cottarelli, tale risparmi ammontano a 57 milioni l’anno, la cifra è irrisoria: appena lo 0,007 per cento della spesa pubblica italiana. VI FANNO IL LAVAGGIO DEL CERVELLO CON LO SLOGAN DEL RISPARMIO MA POI ORDINANO ALLA multinazionale statunitense Lockheed Martin 368 milioni di dollari per la consegna di 6 aerei militari F-35, un altro buon motivo per votare no al referendum costituzionale.

Quanto ci costa la “casta”? A noi italiani sicuramente di più rispetto ai cittadini degli altri paesi europei. I parlamentari di casa nostra, infatti, hanno gli stipendi più alti d’Europa.

stipendi_parlamentari_rapporto_stipendi_cittadini

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il grafico sopra ci indica il rapporto tra la paga media degli eletti e la paga media dei cittadini, come potete ben notare ci distinguiamo per la posizione poco invidiabile del nostro paese rispetto agli altri stati europei. Infatti l’Italia, non si distingue soltanto per avere gli stipendi parlamentari più alti d’Europa, ma anche per avere tale peggior rapporto125.220 euro lo stipendio base di un parlamentare, 4,23 volte i 29.599 euro dello stipendio medio italiano, senza dubbio il rapporto più distanziato d’Europa. Sappiate che in Italia l’indennità parlamentare è di 10.435 euro lordi mensili, contro i 7100 euro dei colleghi francesi, i 7600 dei tedeschi e i 6800 dei colleghi inglesi per intenderci.  Non vi dico gli spagnoli che incassano circa 2.800 euro mensili.

Siete sempre convinti che ridurre il numero di parlamentari servirà a farci risparmiare in termini di tassazione ? 

Una classe politica degna di tal nome, proporrebbe una legge per la riduzione dello stipendio dei parlamentari adeguandolo ai colleghi europei.  Una classe politica di tal nome farebbe meno propaganda, meno slogan, e avrebbe molto più rispetto per i cittadini di questo paese decisamente allo sbando. A tal proposito ti invito a leggere il mio articolo : ” un uomo vale quanto la sua parola.

 

Parliamo di rappresentanza parlamentare ?

Partiamo da una premessa : generalmente, un Parlamento è considerato tanto più rappresentativo quanto è più basso il rapporto numerico tra elettori ed eletti.

Allo stato attuale in Italia i membri del Parlamento sono 945, divisi in 630 deputati a 315 senatori ( escludendo i senatori a vita ) , quindi considerando una popolazione di circa 60 milioni di abitanti abbiamo all’incirca un parlamentare ogni 63.500 abitanti. A fronte di una vittoria del Si e conseguente taglio dei parlamentari, così come proposto dalla riforma oggetto del referendum, il rapporto aumenterebbe a 1 parlamentare ogni 101 mila abitanti. Un minor numero di parlamentari eletti dal popolo, avrebbe di conseguenza un impatto negativo sul peso che il voto dei cittadini avrebbe su ognuno di loro. Con un peso minore la rappresentanza dell’organo costituzionale verrebbe ridotta.  Senza giri di parole il vostro voto conterà di meno nelle prossime elezioni, questo lo capirebbe anche un bambino delle elementari.  In tutto ciò considerate inoltre che con l’attuale legge elettorale, con i listini bloccati e i candidati nominati, i nuovi parlamentari saranno tutti indicati dalle segreterie di partito, sottraendo di fatto al popolo sovrano totalmente il diritto di scegliersi i suoi rappresentanti.  Insomma più Oligarchia meno democrazia.

  • Gran Bretagna: 1426 parlamentari, 66 milioni di abitanti. Rapporto: 1 parlamentare ogni 46mila abitanti;
  • Italia: 945 parlamentari e 60 milioni di abitanti. Rapporto: 1 parlamentare ogni 63mila abitanti;
  • Francia: 925 parlamentari, 67 milioni di abitanti. Rapporto: 1 parlamentare ogni 72mila abitanti;
  • Germania: 778 parlamentari, 82 milioni di abitanti. Rapporto: uno a 105mila.
  • Spagna: 616 parlamentari, 46 milioni di abitanti. Rapporto: uno ogni 74mila abitanti.

 

Non dimentichiamoci inoltre che con questa riforma la rappresentanza politica sarà concentrata nelle aree più popolose del Paese, a scapito di quelle con meno abitanti ma territorialmente più vaste, non tutelando in modo adeguato le minoranze linguistiche

In conclusione un Parlamento con meno eletti, per giunta nominati, creerà una nuova cerchia ristretta di potenti e Voi ancora discutete se votare si o votare no. Io non ho alcun dubbio e di fatto non mi farò imporre nessun diktat da nessun partito. Al referendum costituzionale del 20 e 21 settembre #IOVOTONO.

 

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